Jannik Sinner resterà numero 1 del tennis almeno fino all’1 novembre, raggiungendo le 95 settimane, non consecutive, in vetta. La sconfitta di Alexander Zverev in semifinale a Shanghai potrebbe rimandare ancora il momento del suo sorpasso, comunque certo: l’azzurro, fermo da luglio per i problemi al ginocchio e atteso al rientro solo nel 2027, ha 10.950 punti in classifica, ma ne perde 500 lunedì prossimo, per la vittoria a Vienna dell’anno scorso, e 1000 il 2 novembre, per il titolo vinto nel Masters 1000 di Parigi nel 2025.

Zverev dovrà raggiungere almeno la semifinale in Austria per essere sicuro di scavalcarlo il prossimo 2 novembre. Flavio Cobolli, in piena corsa per le Nitto ATP Finals, eguaglia il best ranking, alla posizione numero 6. Si migliora @Federico Cinà (n. 135, +12). Novak Djokovic fuori dai primi dieci e ora 12°, stretto tra i due finalisti a Shanghai: lo sconfitto Rafa Jodar (n. 11) e Alejandro Davidovich Fokina (n. 13, +13).

Nel frattempo per il 2026 c’è un numero 1 ufficiale e ce n’è uno morale. Il primo è Alexander Zverev, il secondo Jannik Sinner. La classifica Race dell’Atp vede in testa (da settembre) il tedesco, che si appresta, entro la fine dell’anno, a conquistare il trono del ranking ufficiale basato sulle ultime 52 settimane. Ma c’è un altro computer, quello che ha governato il tennis mondiale quasi per un ventennio, che avrebbe potuto raccontare una storia diversa. Dal 1973 al 1989, la graduatoria si basava infatti sulla media dei punti conquistati nei tornei, anziché sulla loro semplice somma come avviene oggi. Ebbene, applicando quel principio ai risultati di quest’anno, naturalmente con i punteggi attuali, il re sarebbe Sinner. E con un vantaggio considerevole.

I numeri fotografano un paradosso. Jannik ha disputato appena 9 tornei, conquistando 7950 punti sugli 11.500 disponibili: il 69%. Zverev ne ha giocati 17, raccogliendo 9150 punti sui 18.500 in palio: il 49%. Tradotto in rendimento medio, fanno 883 punti a torneo per l’italiano contro i 538 del tedesco. Emerge chiaramente la differenza tra un Sinner che ha imposto la sua superiorità nelle poche occasioni in cui è sceso in campo e uno Zverev che ha costruito il suo primato con la costanza e l’accumulo. Le cose non cambiano applicando il meccanismo del divisore minimo di 12 tornei, che regolava la classifica originaria: Jannik sarebbe comunque avanti con 663 punti di media contro 538. Va precisato che si tratta di una simulazione semplificata, non della ricostruzione integrale del vecchio ranking, che considerava i risultati delle ultime 52 settimane e prevedeva correttivi minori modificati più volte nel corso del tempo. In ogni caso, dal 1990 l’Atp ha abbandonato quel sistema, passando alla somma dei migliori 14 risultati, e attualmente considera i risultati di 18 tornei più le Atp Finals. Non si tratta, beninteso, di mettere in discussione la legittimità del primato di Zverev. Le regole sono note a tutti e il numero 1 premia anche la continuità, la capacità di affrontare una stagione lunga e logorante, la presenza nei tornei che contano. Ma proprio qui si annida la particolarità di questo 2026.