Bentornato, Jannik Sinner, campione di Indian Wells, ultimo dei 1000 sul cemento che ancora mancava alla collezione e 25° in carriera. Quanto ci era mancato. È vero, forse ci aveva abituati troppo bene, ma quelle due sconfitte in semifinale a Melbourne e ai quarti di Doha erano state vissute come un dramma nazionale. Ora tutto sembra tornato al suo posto, con il campione altoatesino di nuovo a sollevare un trofeo dopo una bella battaglia con la sua ex bestia nera, ormai domata da un pezzo, Daniil Medvedev tornato in una finale 1000 dopo due anni di dolorosa assenza. Un match equilibratissimo contro il russo rivitalizzato dalla cura Johansson, il tecnico che lo assiste da quando Daniil ha divorziato da Gilles Cervara e che gli ha permesso di battere anche Carlos Alcaraz, fermando a quota 14 la striscia di vittorie da inizio anno.

A fare la differenza, ancora una volta, è stata la testa di Sinner. Il suo colpo migliore, usato con maestria nel tie break del primo set quando ha servito sul 4-5 ed è stato perfetto e poi sul secondo set point, questa volta al servizio, quando ha messo una prima vincente per chiude 8-6 e andarsi a sedere avanti di un set. Nel secondo, Medvedev sembra calare un po’ in avvio, ma Sinner non riesce ad andare in fuga. Cahill lo incita costantemente, copre anche la telecamera col cappellino, infastidito da troppa curiosità. C’è un po’ di tensione, e anche Jannik, sul 4-4 si incita. Scena insolita. Tiene a zero il delicatissimo 9° game e salendo 5-4 costringe Medvedev a servire per restare nel match. Il primo 15 è dell’italiano che mette a segno un pallonetto di rovescio, ma il russo non arretra e si porta 40-15. Jannik rosicchia un altro 15, ma non riesce ad agganciare l’avversario, 5-5, e poi addirittura rischia nel suo turno di battuta sul 30-30 ma senza concedere palla break. Si decide ancora al tie break che si apre male, con un minibreak subito e Daniil che sale 3-0 e poi 4-0 col doppio fallo di Jannik. Il mago coi capelli rossi cambia marcia e recupera i due mini break, 4-3. Ingrana la marcia da fenomeno e, dopo 17 colpi, vince lo scambio che lo manda a match point. Chiude e si punta l’indice sul cuore. Da campione vero. Jannik diventa il più giovane di sempre a conquistare tutti i grandi tornei sul cemento: Australian Open, US Open, ATP Finals e tutti i Masters 1000 su questa superficie. Perché Jannik è fatto così, quando può mette la firma su un pezzo di storia. L’ha fatto ancora. E la dedica, a uso della telecamera, è tutta per Antonelli, che ha trionfato in Formula 1: “Grande Kimi”. La replica, qualche minuto dopo, durante la cerimonia di premiazione: “Sono un grande appassionato di Formula 1 e avere un giovanissimo pilota che porta l’Italia al vertice è fantastico. È un grande giorno per il nostro Paese. Grazie Kimi”.