Quanto la voleva questa vittoria Jannik Sinner. L’esultanza liberatoria dopo il punto decisivo nella finale con Casper Ruud ha raccontato meglio di ogni altra cosa il suo stato d’animo, la pressione che pesava su di lui. Perché tutta l’Italia chiedeva questo trionfo, 50 anni dopo il successo di Adriano Panatta. Lo sapeva Jannik e non voleva certo tradire le attese. Così ha vinto gli Internazionali d’Italia raschiando dal fondo del suo fisico tutte le energie che gli erano rimaste dopo un tour de force che l’ha portato a conquistare nel 2026 cinque Masters 1000 consecutivi. Ha vinto non giocando la sua partita più bella, esibendo solo a sprazzi il repertorio migliore. E quando l’ha fatto il match è girato in suo favore.
È la forza dei fuoriclasse assoluti, categoria alla quale il nostro eroe appartiene. L’alfiere del tennis azzurro batte un record dopo l’altro come niente fosse, con una semplicità disarmante e al tempo stesso la consapevolezza di essere il più forte. Il successo di ieri gli ha permesso di completare anche la collezione dei “1000” avendoli conquistati tutti e nove come solo Novak Djokovic ha fatto nella storia del tennis. Con la differenza che il serbo ci era riuscito a 31 anni mentre Jannik ne ha solo 24. Conquistata anche Roma è venuto il momento di allargare ancora i confini dell’impero. Prossima tappa Parigi, con il Roland Garros, il campionato del mondo sulla terra rossa, l’unico Slam che gli manca.
L’obiettivo numero uno della stagione perché nella testa di Jannik c’è ancora il tarlo della beffa patita l’anno scorso in finale contro Alcaraz. Una partita praticamente già vinta con tre match point a disposizione nel quarto set si tramutò in un vero e proprio incubo. Quella sconfitta va sanata e non c’è occasione migliore di questa. Mancherà ancora il suo rivale numero uno, Alcaraz, in panchina per i problemi al polso destro ma quello che il pubblico parigino potrà ammirare sarà un Sinner profondamente diverso. Da giocatore imbattibile sul cemento si è trasformato in un vero rullo compressore sulla terra. È stato sorprendente come in pochi mesi sia riuscito ad adattarsi perfettamente a una superficie più ostica, dove il rimbalzo è per forza di cose irregolare e la velocità della pallina inferiore. L’efficacia del servizio è senz’altro un punto importante di questa sua evoluzione.
A Roma la prima ha viaggiato spesso sopra i 200 chilometri all’ora mentre la seconda palla giocata in kick a uscire è risultata molte volte risolutiva. E poi c’è la smorzata con il dritto, letale nella sua efficacia. Qui Jannik ha coltivato nel tempo una sensibilità così spiccata che lo accomuna ai grandi del passato. Senza dimenticare, naturalmente, la base del suo gioco: il dritto a sventaglio di rara potenza e il rovescio bimane che si esalta nel passante. Questo è Sinner oggi, un giocatore sempre più completo che deve alzare il livello solamente nel gioco a rete. Detto ciò, il suo vantaggio sul resto del gruppo è davvero abissale. Con Alcaraz ai box davanti a lui c’è una prateria da conquistare e un vantaggio in classifica da implementare.
Per questo al Roland Garros l’azzurro non solo si presenta come grande favorito, ma sarà difficile anche solo strappargli un set. La cosa più importante per lui sarà dosare in modo intelligente le energie in un torneo lungo dove i match sono al meglio dei cinque set. Lo sforzo profuso negli ultimi due mesi è stato importante e non è detto che una settimana di riposo sia sufficiente per ricaricare a pieno le batterie. Ciò che conforta è che il nostro campione ormai ha messo su una corazza bella spessa. Solo pensare di scalfirla diventa oggi un’impresa per chiunque
