Ritorno al tennis: comincia l’operazione Wimbledon. Dopo i due giorni milanesi di test clinici al San Raffaele, programmati per approfondire le cause della crisi fisica che gli è costata l’inattesa eliminazione al secondo turno del Roland Garros, Jannik Sinner è tornato a Montecarlo. E oggi, insieme a coach Vagnozzi, che domenica scorsa ha festeggiato allo stadio da tifoso speciale la promozione in B dell’Ascoli, la squadra della sua città, al Country Club riprenderà in mano la racchetta mai più toccata da quell’infausto giovedì parigino contro Juan Manuel Cerundolo e ricomincerà ad allenarsi. Una lunga pausa dalla preparazione già calendarizzata a prescindere dagli accertamenti di questo inizio settimana, e decisa immediatamente dopo il ko sullo Chatrier: il n.1 del mondo allora si rese conto di aver bisogno di riposo prima di ripartire verso la lunga estate dell’erba e del cemento americano.
Ieri verso le 12.30, concluso il ciclo di esami previsti, Jannik ha lasciato il San Raffaele da un’uscita secondaria ed è risalito in auto verso il Principato. Lunedì sera, insieme alla fidanzata Laila, aveva cenato con il professor Zangrillo, Chief Clinical Officer dell’Istituto di Ricerca milanese, che ne ha seguito tutto l’iter durante la permanenza del campione al Padiglione Diamante. Riserbo assoluto, ovviamente, sui risultati del check up, ma non sarebbero emerse criticità o complicazioni a livello fisico: l’episodio di Parigi si inscriverebbe soltanto in un quadro di affaticamento conseguente all’elevato numero di partite giocate in poco più di due mesi, senza possibilità di allenamenti di richiamo, e aggravato dalle condizioni ambientali rese estreme dal gran caldo di quei giorni in città. Dal 7 marzo, prima partita a Indian Wells, al 17 maggio, finale vinta a Roma, Sinner è sceso in campo 29 volte, in pratica ogni due giorni e mezzo, sperimentando temperature e tassi d’umidità differenti tra California, Florida, Montecarlo, Spagna e Italia: alla fine, il suo corpo gli ha chiesto il conto nel torneo a cui teneva di più.
Nulla di preoccupante, dunque: il più forte tennista del mondo è un giocatore integro e che sta sviluppando la conoscenza di se stesso anche dal punto di vista fisico e adesso, con serenità, può tornare a pensare al rientro. Siccome non c’è ragione di cambiare il programma, la Volpe Rossa tornerà a giocare un match ufficiale il 29 giugno alle 14 italiane sul Centrale di Wimbledon, perché l’apertura dello Slam londinese sul campo principale è da tradizione riservata al campione in carica. Non è escluso, tuttavia, che per mettere un po’ di ritmo nelle gambe e nel braccio dopo quasi tre settimane di allenamenti intensi (l’intenzione è di volare in Inghilterra una decina di giorni prima del torneo), decida di giocare, il giovedì precedente, la classica esibizione di Hurlingham, in passato tante volte scelta dai big (Nadal e Djokovic, ad esempio) per adattarsi più in fretta all’erba in un contesto quasi agonistico. Le statistiche raccontano che sono passati 21 anni da quando il numero uno della classifica non aveva conquistato nessuno dei due Slam della prima metà di stagione, gli Australian Open e il Roland Garros: era il 2005 e il giocatore in questione si chiamava Roger Federer, sconfitto in finale da Safin e in semifinale da Nadal. Ma Jannik può consolarsi con la cabala: quell’anno il Maestro di Basilea vinse poi Wimbledon e gli Us Open, chiudendo la stagione con un fantasmagorico bilancio di 81 vittorie e 4 sconfitte (l’azzurro al momento è 37-3). A ogni modo, le tre settimane di preparazione prima dei Championships saranno fondamentali non soltanto per arrivare in condizioni ideali sui sacri prati londinesi, ma anche per riempire il serbatoio di energie in vista della stagione sul cemento americano, sempre molto dispendiosa fisicamente: la tripletta in serie Canada Open-Cincinnati-New York è molto esigente per quanto riguarda la fatica e il recupero, causa caldo e umidità (l’anno scorso in Ohio Jannik accusò un malore nella finale con Alcaraz, ritirandosi nel primo set). Perciò servirà Sinnerman
